Cremona: due farmacie collegate in BVLOS con un Matrice 300

Cremona: due farmacie collegate in BVLOS con un Matrice 300

Problema: Due farmacie in Provincia di Cremona distano in linea d’aria circa 6 km, che diventano 9 via strada. Qual’è il modo più semplice e diretto per scambiare farmaci urgenti e salvavita tra le due sedi?
Risposta: con un drone, naturalmente.

Semplice sulla carta, ma mica tanto nella realtà. Come ci racconta Paolo Bellamoli di AP7 e Simone dall’Asta di DLDroni: in realtà per realizzare il primo collegamento tra le due farmacie – una a Piadena, l’altra a Isola Dovarese, due comuni del Cremonese spesso circondati dalle nebbie fittissime che si alzano dal vicino fiume Oglio, c’è voluto un anno di lavoro (e circa 4 mila euro di spese) in stretto collegamento con ENAC, mesi e mesi  dedicati a lavorare alle necessarie autorizzazioni per quella che è una delle primissime esperienze di italiane di volo BVLOS – quindi fuori della vista dei piloti – nel quadro normativo delle regole EASA.

“In sostanza si tratta di una operazione Specific in BVLOS” ci dice Bellamoli, “basata su un Matrice 300 DJI equipaggiato con uno speciale contenitore per farmaci costruito da DroneBase di Rimini”. “E siamo molto fieri di essere tra i primissimi piloti di droni BVLOS italiani”, aggiunge, ma scaramanticamente solo quando il drone partito da Piadena è atterrato senza nessun problema a Isola Dovarese, portando il suo contenuto di farmaci da banco utilizzati per le sperimentazioni. “A regime, contiamo di fare almeno due voli al giorno” ci racconta il responsabile delle farmacie Priori che ha sponsorizzato la sperimentazione.

Il contenitore per farmaci, prototipo della Riminese DroneBase

Il meccanismo del volo è quanto di più semplice si possa immaginare: decolla (manualmente)  sotto i comandi di un pilota remoto, che lo monitorizza durante i primi tre chilometri di volo automatico. A metà strada, in quello che tecnicamente si definisce “punto di Handover”,  il controllo passa a un secondo pilota remoto, che lo segue fino all’atterraggio (manuale). Pochi minuti e il gioco è fatto, e i medicinali urgenti e salvavita possono essere consegnati a chi ne ha bisogno. “I droni DJI hanno un sistema molto sofisticato per gestire l’handover” ci dicono i piloti che hanno gestito decollo (Stefano Martini) e atterraggio (Simone Dall’Asta): non sono connessi tra loro come Master e Slave, come accade per capirci nei sistemi maestro-allievo usati da chi impara a pilotare, ma sono entrambi bindati con il drone e così in qualsiasi momento si può trasferire in maniera indipendente i controlli di volo, oppure i controlli del gimbal oppure ancora entrambi i controlli all’una o all’altra radio.

Essendo una operazione Specific, è stato necessario determinare il SAIL, cioè lo Specific Assurance and Integrity Level, in parole povere una scala da 1 a 6 che rappresenta il rischio dell’operazione di volo, sia nei confronti di chi sta a terra sia nei confronti di chi è in volo. “Avremmo potuto rientrare nel SAIL I, il livello di rischio più basso, ma abbiamo preferito andare ancor più sul sicuro pianificando la missione come SAIL II, cosa che ovviamente ci è costato più lavoro e più risorse” racconta Bellamoli.

In effetti, il rischio in questa specifica missione è molto basso: il drone sorvola quasi solo campagna, “salvo l’attraversamento di una tangenziale e una ferrovia: abbiamo optato per una rotta che le tagliasse nel punto in cui si intersecano, naturalmente a seguito della necessaria analisi del rischio, in modo da avere un solo punto di attraversamento” spiega Bellamoli. “Inoltre, abbiamo un Notam e un buffer di 80 metri, per garantire la sicurezza anche verso il traffico aereo, che d’altro canto monitoriamo anche attraverso il sistema AirSense di DJI, anche se funziona solo per il traffico aereo dotato di transponder”.

Dettaglio del terminatore di volo, prodotto dalla francese FlyngEye. Si noti l’antenna potenziata e il doppio pulsante rosso di innesco

Nonostante tutto questo, ENAC ha richiesto anche l’installazione di un terminatore di volo diverso e dissimilare dal link di controllo del drone: “naturalmente da usare solo in caso di estrema necessità” ci dicono i piloti di AP74, e ci spiegano che si tratta di “Un sistema francese che gestisce anche due paracadute balistici, che in caso di estremo bisogno sparano due paracadute contemporaneamente per garantire, anche nel caso peggiore, un atterraggio morbido. E’ stato personalizzato sulle nostre esigenze, estendendo il range a 3,5 km, per essere certi che non ci sia nessun buco di ricezione e una delle due radio, quella del pilota del decollo o quella del pilota dell’atterraggio possa certamente azionare il terminatore”.

Anche i sindaci dei Paesi coinvolti hanno voluto essere presenti all’evento: con la fascia tricolore, a sinistra Matteo Priori sindaco di Piadena e a destra Gianpaolo Gansi sindaco di Isola Dovarese

E’ dal 2019 che coltiviamo l’idea di connettere le nostre farmacie con il drone ” ci dice Matteo Bonomi della farmacia Priori “Senza ricorrere alle automobili che inquinano e comportano comunque rischi per il guidatore. E ora finalmente, dopo aver naturalmente seguito tutte le indicazioni di ENAC, siamo arrivati al dunque. Il nostro obiettivo è usare il drone quotidianamente, visto che la necessità c’è. Per ora tra sede e sede, non certo a casa del cittadino”.

“Ma in un chilo e in questa cassettina, se volessimo trasportare vaccini anti Covid, quanti ce ne starebbero, ora che anche le farmacie faranno le vaccinazioni?

Matteo scuote la testa: “I vaccini richiedono frigoriferi e arrivano direttamente nelle sedi, per il drone  pensiamo solo ai farmaci urgenti”



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Fonte DroneZine